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Vertigo Conversations

Clémence Marcadier

(REGISTA DI SAP)


Qual'è la lezione più importante che hai imparato nell'ambito ?
Guardare e fare film. Non limitarsi alla parte teorica.


Quali sono i tuoi punti di riferimento ? Hai un consiglio per i filmmaker alle prime armi?

Come molti altri filmmaker, il regista che mi ha influenzato di più è Stanley Kubrick. Dopo di che sopratutto film: Stalker, Strade Perdute, Canzoni del secondo piano , Dogville o più recentemente La Favorita, Call me by your name, Hereditary...
Non mi sento di dare consigli dato che penso di stare ancora imparando. Ma non esite cosa migliore che girare un film per capire davvero le difficoltà che si incontrano nella sua realizzazione.


Quali sono i tre registi che pensi ti abbiano influenzato di più?

Non saprei dire se questi tre registi mi abbiano effettivamente influenzato - forse amo i loro film e  -: Martin Scorsese, Christoffer Boe e Lynne Ramsay.


Sape. Com'è nata l'idea per questo progetto?

L'idea del film mi venne  in mente per la prima volta mentre visitavo Buttes du Vauquois. Ho realizzato che sotto i miei piedi erano sepolti migliaia di soldati, imprigionati per sempre a causa di una guerra che li ha costretti ha scavare le loro stesse tombe.  Questa assurdità mi ha spinto a scrivere il soggetto di Sap.

Come hai scelto gli attori e com'è stato lavorare con loro? 

Ho scritto la sceneggiatura pensando a Florian Colas. E' la nostra terza collaborazione, e adoro lavorare con lui. E' un attore molto intuitivo capace di dare tutto se stesso. Non lavoriamo in modo meramente tecnico, parliamo di emozioni, esperienze. Non discutiamo molto a priori, lui propone una direzione recitativa che andiamo poi ad aggiustare passo dopo passo. Dal momento che nelle mie sceneggiature non ci sono molti dialoghi, l'aspetto più importante è l'espressività dello sguardo, il linguaggio del corpo; e per fare ciò l'attore deve essere immerso nel momento che sta vivendo,  altrimenti il fatto che non sia presente diventa palese. 


La storia di una ferita vecchia di un secolo che continua ad avere un forte impatto sul pubblico. Ti sei servita di qualche riferimento del presente ?

Esattamente, dal momento che ci basiamo molto sulla nostra esperienza,  io e il mio co-sceneggiatore Thomas Mazingue ci siamo chiesti cosa si avvicinasse alla nostra esperienza. La paura di rimanere intrappolati è stata la nostra forza propulsiva; la paura del buio, di essere sepolti vivi, sono sensazioni che tutti noi abbiamo vissuto. Abbiamo parlato anche di qualche film riguardante la guerra di mina, ma soprattutto abbiamo guardato film ambientati in spazi chiusi e angusti, per studiare cos'era stato fatto in precedenza e su cosa potevamo lavorare . Per esempio Buried, Das Boot, Descent, film che non mi piacciono particolarmente ma danno una buona idea del contesto.


La scenografia è davvero realistica! Siamo curiosi di sapere dove avete girato le riprese.

Grazie! La prima scena è stata girata a Buttes du Vauquois, in un vero tunnel che è stato restaurato da un'associazione con lo stesso nome. Il resto del film è stato girato in una scenografia ricreata in a studio grazie ad un incredibile reparto di scenografia. L' aiuto regista ha lavorato a lavorare su uno storyboard in 3D  per poter costruire poi un set adattabile ai diversi ostacoli che avremmo incontrato: avere spazio sufficiente binari del carrello, pareti removibili per permettere ai tecnici di sistemare le luci e la camera. Per le esplosioni abbiamo avuto bisogno di altre parti del tunnel.




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